19 marzo 2018

Dall'ultima volta

Dall'ultima volta è successo che:

- è passato gennaio
- è passato il mio compleanno
- ho festeggiato il mio compleanno - e non lo facevo da un sacco di anni
- ho mangiato sushi un po' di volte ma anche tante altre cose buone
- ho visto amici
- ho recuperato amiche
- ho acquisito nuove amiche
- sono andata a Parigi per lavoro
- sono tornata da Parigi
- ho fatto i capelli rosa e lavanda
- sto cercando di imparare a truccarmi le sopracciglia
- ho guidato sul ghiaccio
- ho avuto paura di guidare sul ghiaccio e sulla neve
- ho guardato alcune serie tv
- ho comprato un sacco di libri
- ho letto pochissimi libri
- ho mangiato troppa cioccolata
- ho tenuto a bada l'ansia
- sono andata dai miei per un fine settimana
- ho scritto una lettera a mano
- ho ricevuto una lettera a mano
- ho continuato a correre la mattina notando qualche piccolo miglioramento
- mi si è rotto il pulsante di chiusura della Smart per cui per chiudere la macchina dovevo fare le contorsioni dal baule (chi ha una Smart capirà)
- ho aggiustato il telecomando della Smart, per fortuna
- ho fatto la revisione alla Smart
- devo rinnovare l'assicurazione della Smart
- maledetta Smart (!)
- ho fatto un sacco di sogni

“Bella città Parigi, eh? Cetto, non è Ascoli, non è Antria, non è Foccia, però bella cittadina, devo di' bella, nel suo piccolo bella...” 


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31 gennaio 2018

Flusso di (in)coscienza #10

La consapevolezza di soffrire d'ansia, non come quando ci scherzavo e basta, mi è arrivata una mattina di un mese fa quando pensavo a quanto dicembre fosse stranamente tiepido. Avevo De André nelle orecchie - e direte voi che di certo non andavo ad aiutarmi - la spiaggia davanti a me e un senso di tragedia imminente sulla pelle.
La sicurezza di soffrire d'ansia, invece, l'ho avuta un paio di settimane fa quando, tornata dal lavoro, mi sono seduta sul pavimento della camera con l'intenzione di ascoltare un paio di brani attaccata al termosifone, per scaldarmi, e mi sono ritrovata a piangere tra le braccia di Lui - che qualcosa aveva capito - dicendogli di non trovare senso alcuno all'esistere e all'agire. Stavo rileggendomi Pavese, d'accordo, ma un filino tragica lo sono stata.
La volontà di potere battere l'ansia l'ho avuta lunedì quando ho deciso di ricominciare a correre, dopo dieci anni. 

Oggi è il compleanno di mio babbo.
A novembre è morto mio nonno. Senza clamore. E senza dolore (nostro). 
Lui, dopo essersi licenziato a ottobre, ha trovato un lavoro che gli si confà. Oggi è il suo terzo giorno.

Io compio gli anni fra una settimana e vago, senza decidermi, (ovunque, sotto ogni aspetto) ma soprattutto su Amazon. Combattuta tra il farmi un regalo - libri - e il ripetermi che posso risparmiare, che sono solo oggetti, belli, ma ennesimi. E a me accumulare non piace. Tranne i libri.

La scorsa settimana abbiamo visto il film su De André.

A Marzo andrò a Parigi per lavoro.

E poi non lo so. Vorrei fare un sacco di cose, vedere un sacco di gente, e qualcosa sto cominciano a fare, a spingermi a fare, ma poi la copertina di Linus del non affrontare il mondo là fuori è sempre più suadente. C'è casa mia. Ci sono i libri.
Non sto facendo un ritratto lusinghiero di me stessa. Alla fine sono una tipa simpatica e mi piace stare con le persone e mi ci diverto anche ma a piccole dosi. Ed è sempre più pesante il pensare di uscire che l'uscire. Ché una volta uscita sono contenta di averlo fatto.
Sarà aver cambiato casa da due anni, sarà la difficoltà di fare amicizia in una certa fase della vita. Sarà aver lasciato le radici e doversene creare di nuove ma non essere proprio brava a farlo. Sarà la paura - a vari gradi - che mi caratterizza e non mi fa agire come e quanto vorrei. Saranno le scuse. Saranno tante cose: gli ormoni, l'instabilità dei sentimenti, il cielo ignaro, il mare grigio, le scarpe che si slacciano, le mani fredde, la mancanza d'iniziativa, l'acqua troppo frizzante, la polvere che come la togli ritorna, e un sacco di altre cose che creano la somma del mio disagio e della mia felicità.

Sono alla perenne ricerca. Ma non sono insoddisfatta. Cerco. Cerco: opinioni, motivazioni, spinte, sensi, parole, occhi, profili, connessioni, e ancora parole da dire, parole da scrivere, parole per non essere fraintesa, sicurezza, lucidità, presenza, costanza, consapevolezza, l'amaro in bocca, il sapore della frutta matura, le lacrime per il freddo, il sentire e il saperlo gestire e non l'esserne travolta. Come da sempre. Come ogni volta.

E poi vorrei capire. Capire le persone, i cieli, il vento, le mani, i gesti, le parole certo, sempre, gli intenti, i non detti, il telefono quando la linea è disturbata, gli annunci dei treni, i gradi a cui cuocere la pizza, mio babbo, mia mamma...

... ma alla fine mi sembra di non capirci mai nulla.



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18 dicembre 2017

Di quella roba là, di quello che non sono

In questa giornata non è successo praticamente nulla - a parte che sfoglio pagine e strizzo gli occhi per stanchezza.
Lui mi ha detto ti amo e forse è davvero l'unica cosa che conta.
Ho conosciuto uomini inutili che hanno provato a conquistarmi con una poesia o con uno sfoggio di letture commercial-intellettuali. Tu sei entusiasmo e visione. Tu non cadrai mai da nessun filo.
Io, io invece ascolto il buio, la pancia un po' alcolica, e penso a Dalí che aveva il mio stesso problema: “Ho sempre visto cose che gli altri non vedevano, e quello che vedevano loro, io non lo vedevo”.
Non vorrei essere altro che suggestiva.

SUGGESTIVO: fig. Che induce uno stato di suggestione, di abbandono sentimentale e di patetica commozione;
suggestivo agg. [der. di suggerire, secondo il modello dell'ingl. suggestive]. - [che dà piacere ai sensi, che attrae per la sua bellezza e sim.: un paesaggio s.] ≈ fascinoso, favoloso, incantevole, malioso. ↔ anodino, indifferente, qualunque. ↑ disgustoso, repellente, ripugnante

Ora sappiamo quanto siamo in grado di salvarci l'un l'altra.
Quanto poco sappiamo ingannarci. Ora sai quanto di me non sai e forse che resti così non saprai mai come io non saprò. Ora sai che ti fiderai.

Comunque sono abbastanza felice.


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22 settembre 2017

Settembre

Vorrei saper descrivere quella malinconia che, a volte, mi prende e mi strattona.
Vorrei saper dire quel sentimento senza forma e confini che mi riempie le unghie e i capelli.
Quanto tempo mal utilizzato.
Questa malattia del pensare che mi tiene occupata e toglie spazio al tutto.
Forse dovrò togliere un dente.
Penso che dovrei riprendere a scrivere ma è come se mi fossi disabituata. Com'è possibile? Gesti, un tempo quotidiani, diventano improvvisamente antichi.
Come si fa a disabituarsi a una disabitudine?
Fra due giorni andremo a Venezia. 
Mio babbo, domenica, mi ha recitato a memoria interi brani della Divina Commedia, dell'Iliade e della Gerusalemme liberata. La differenza tra me e lui è proprio questa. A lui la malattia mica lo spaventa. Io sono terrorizzata da un errore nel mio battito. Nel mio sangue. Senza il mio permesso.
Non riesco a gestire la mia debolezza caratteriale certi giorni. Preferisco ritrarmi che difendere ciò che mi spetta, la maggior parte delle volte. Penso che spesso non valga la pena discutere ed è molto più semplice mollare il colpo. Sarà che sono paziente o masochista, che sono un po' la stessa cosa, da un certo punto di vista.
Nel frattempo, però, ho smesso di avere paura dei ladri.
Ho passato una giornata a Ravenna.
Ho letto, letto e letto e guardato pochissima tv. Ho iniziato un numero imprecisato di serie e giacciono tutte alle prima o seconda puntata. Mi sembra di sprecare tempo. 
È tornato l'autunno. E mi rende contenta.
E poi sono innamorata.


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2 agosto 2017

Brevissimi aggiornamenti casuali

Non mi sono ancora sciolta, ve lo assicuro.
Non è per questo che non scrivo proprio più e nemmeno, praticamente, commento più le vostre pagine. No, è che mi sono entrati gli stracazzo di ladri in casa alle 5:00 la mattina mentre dormivamo e mi hanno portato via il Mac. L'hard-disc esterno. E un paio di scarpe rotte a Lui. Improvvisati, incompetenti. Hanno arraffato cose a caso. Tra cui ovviamente il portafoglio con tutti i miei documenti.
Simpatici.
Però mi hanno lasciato in eredità una bella dose d'ansia. Su quello sono stati gentili, tanto che da una settimana, siccome non riuscivo più a dormire, sto prendendo qualcosa che mi aiuti. È successo ormai tre settimane fa, o forse un mese, ma ho ben pensato di ricorrere a qualche rimedio per non trasformarmi in una strana creatura a causa della privazione di sonno.

E quindi questo ragazzi. Scrivere e visionare da cellulare è una discreta pugnetta per cui chissà come, se e quando riprenderò i miei ritmi.

Per il resto, però, sto bene. Sono stata a Torino tre giorni. Venerdì mi tatuo anche io, finalmente, ho mangiato un sacco di cose belle e buone con lui, ho comprato libri, ho fatto venire mia mamma al mare qualche giorno e ho fatto il primo (e forse anche ultimo) bagno della stagione, ho ripreso a leggere un sacco e continuo a essere ossessionata da Harry Potter.


Tutto regolare. Mi dicono.
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4 luglio 2017

43 giorni

Sono 43 i giorni passati dal mio ultimo post. Ci penso spesso al blog - lo chiudo - lo lascio lì - cancello tutto e conservo privatamente alcune pagine che ho scritto che mi piacciono tanto in un eccesso di autocelebrazione - lo chiudo - lo lascio lì - a cosa serve? - non scrivo più.
E così, quasi quotidianamente.
A dimostrazione del mio stallo mentale nei confronti del gesto dello scrivere - ché nella mia testa inizio, concludo, narro, disfo e cucio roba in continuazione - il riassunto di questi 43 giorni sarà lasciato ad alcuni mie parole scritte su facebook. Dalla più recente a quella vecchia di 43 giorni.
43 giorni in cui non lo so come sto. Serena, soddisfatta e a posto su alcuni versanti e triste, frustrata e spenta su altri.
Ma questo è.

• Concentrarsi sul vuoto che la tua malattia lascia attorno a sé non è facile. Questo deserto tra l'oasi del prima e l'oasi del dopo nel quale camminiamo senza una meta ben precisa. Non poter chiamare il tuo nome come una volta. Guardare mamma che porta tutte le valigie, anche quelle che una volta portavi tu, da sola. Sapere che rientra a casa e tu non ci sei. Saperla sola, un po' depressa - ché mica bisogna avere paura di dirlo che alle volte le cose così non sono tanto belle. Saperla incastrata in una vita che si fa andare bene perché bisogna quello che è. 
È più facile parlare di te o mettere tue fotografie. È più facile aggrapparsi ai sorrisi che fai e ci fai fare tra una frustrazione e l'altra. È più facile perché è circoscrivibile. Mentre ciò a cui il tuo nuovo essere ci ha condannati è inafferrabile e privo di confini. Ed è la sua forza. Ma anche la sua debolezza. Ed è proprio per questo che non cadiamo.

• Oggi ho fatto giardinaggio. Ma ho dovuto smettere prima del tempo perché mi sono riempita di macchie e bolle rosse come quando a 5 anni andavo nei prati a giocare con mio fratello e i suoi amici e mi facevano sempre mettere dietro la porta da calcio.

• Io non lo so se sia il destino oppure il caso ma in questi tempi così ostili e incerti mi prende l'innocente e un po' ambizioso proposito di amarti.
Perché senza due corpi e due pensieri differenti finisce il mondo. (G. Gaber)

•  Non ho fatto in tempo a stringere le sue mani nelle mie ma voglio ringraziare Maurizio Fiorini per le belle parole e per gli insegnamenti che ha dato e continuerà a dare a tutti quegli artisti che fanno della professionalità, della passione e dell'umiltà la propria bandiera. Che la terra ti sia lieve.

• Questo ti viene chiesto, figlia: capire che mamma e papà sono esseri infinitamente piccoli. Ti viene chiesto un salto nel futuro, dove tu devi essere donna che siede di fianco al padre, gli prende la mano, e lo rassicura: non preoccuparti.
(La più amata - Teresa Ciabatti)

• Non ho avuto la fortuna di averlo come professore ma, grazie a tutti i suoi testi che mi hanno aperto cuore e mente - e non me ne vogliano i miei passati docenti - è un po' come se lo fosse stato.
Grazie per tutte le parole, prof Serianni.

“E se il mondo sapesse il valor che ebbe
Insegnando italiano retto e giusto 
Assai lo loda e più lo loderebbe”.

• Sa perché non posso essere completamente felice? Nessun coi capelli rossi può esserlo. (Anne with an E - Grazie Netflix)


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22 maggio 2017

01001111 (il codice binario non mi è mai sembrato più bello)

Mi sono accorta di non aver più foto nostre.
Non che in realtà ce ne siamo mai scattate molte, ché abbiamo sempre preferito viverci che immortalarci però ero convinta di averne. Si saranno perse in tutta questa tecnologia, in questi passaggi di case e computer, e telefoni e cieli.
Oggi il cielo era azzurrissimo. E tu luminosa come ti ricordavo. Più luminosa, forse, di tanti anni fa. Più risolta. È che siamo diventate grandi e, inspiegabilmente, e incredibilmente lo siamo diventate anche perdendoci. Non parlandoci. Non vivendoci.
Sono passati cosa... cinque anni? Forse sei, addirittura.
A volte, prima di addormentarmi, in questi anni, mi sono chiesta dove fosse finita tutta quell'intensità che ci aveva contraddistinte. Tutto quel sentirsi tipico dei romanzi, tipico delle eroine, tipico di chi sta implodendo e non sa mica come fare e dove stare. Quell'amicizia fatta di lunghissime lettere, di messaggi nel cuore della notte, di sentimenti male espressi, incompresi o forse addirittura così compresi da volerli schiacciare e scacciare. Di treni presi, di fiumi di parole, di abbracci strettissimi, di rincorse senza riuscire a prendersi mai davvero. Di vedersi poco ma come se ci si vedesse sempre.
Me lo sono chiesta tante notti. Quando avevo paura di scriverti, quando avrei voluto scriverti, quando cercavo uno scusa per farlo.
Non siamo mai state facili, noi, insieme. Eppure sembravamo scritte con le stesse parole. Forse era quello. Forse copertine diverse ma stesso contenuto sono complessi da gestire.
Credo che in quegli anni nessuno mai mi abbia capita come hai fatto tu.
Nessuno mai abbia capito quei blu profondi.
Nessuno mai abbia compreso sensazioni e storie strampalate. Ma non poteva che essere così. Ché le mie storie, con protagonisti diversi, erano un po' anche le tue.

Avrei voluto dirti tutte queste cose, oggi. E chiederti scusa per tutti questi anni.


Mi sono accorta di non aver più foto nostre.

Ma alla fine non mi servono. Finalmente ci siamo guardate negli occhi.


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Parlo poco. Scrivo molto. Leggo ovunque.
Faccio cose e non vedo gente.
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